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Una giornata con la Squadra Volante di Latina
"Ma non chiamateci eroi!"
"Le nostre famiglie? Sono orgogliose di noi" Quanti ragazzi avranno sognato di essere al posto dei protagonisti di certi telefilm polizieschi, i vari ADAM 12 o il più recente N.Y.P.D., dove tutte le storie ruotano intorno a questi "eterni eroi supervincitori" delle squadre del pronto intervento: vita avventurosa ed emozionante!! E nella realtà di tutti giorni, che vita è quella del poliziotto sulla strada? Semplice, basta svolgere un turno di lavoro con la Polizia, insomma, per dirla con un po' di retorica, siamo andati ad osservare la nostra città con gli occhi della pantera nera... quella della Squadra Volante, appunto! Come spiega l'ispettore Francesco Fiacco, coordinatore della Volante, la specificità del servizio da loro svolto è la prevenzione in genere ed il controllo del territorio tanto che la Squadra Volante fa parte di quella attività gestita dall'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico: lavoro che non conosce orari ma che se svolto con costanza porta senz'altro i suoi frutti, e lo testimoniano le ultime operazioni condotte da questa particolare specializzazione della Polizia. Inoltre le volanti sono il primo contatto materiale per il cittadino bisognoso d'aiuto, contatto mediato dal servizio del Soccorso Pubblico d'Emergenza, il famoso 113, cui le volanti stesse sono legate da una sorta di filo diretto. Per cercare di capire la realtà di questo lavoro, il famoso dietro le quinte, di proposito non abbiamo scelto il momento in apparenza più ovvio, come un turno di notte, ma abbiamo preferito la "normalità" di un sabato pomeriggio, dedicato da molte persone al riposo settimanale o allo shopping. "La caratteristica del nostro lavoro è quella del turno H24", spiega l'ispettore Salvatore Marzullo del nucleo di polizia giudiziaria della Volante, "noi siamo presenti sulla strada per tutte le 24 ore del giorno, chiaramente festività comprese. Quando usciamo con le macchine non esiste un percorso prefissato da coprire, risulterebbe controproducente, esiste però una divisione a zone. In realtà è l'esperienza accumulata in questo settore che farà muovere la pattuglia... insomma già sappiamo quali sono le zone in cui conviene far notare maggiormente la nostra presenza." È il momento di partire per il servizio, svolto seguendo una volante che sarà il nostro tutor, in modo che sia il più reale possibile; essere a bordo con la pattuglia significa, per motivi di sicurezza, una costruzione preordinata del servizio giornalistico. Unico vero incoveniente il forte caldo umido di questo pomeriggio, il termometro della macchina segna ben 30 gradi centigradi. Si inizia con il classico giro per le strade della città, quasi alienante "ma non è noioso come sembra", ci dice Stefano P. operatore della Volante, "girare significa guardare e controllare, in assenza di chiamate, esempio, si va a controllare chi è agli arresti domiciliari o i sorvegliati speciali, le ore del turno passano in fretta." Sul viso si sente l'effetto del caldo con le goccie di sudore che scivolano via, è proprio il caso di fare un pausa al bar. "I maliziosi diranno che invece di stare al bar faremmo meglio a stare più in giro", continua Marzullo, "questa breve pausa ci serve anche per avere un contatto più diretto con la gente, insomma rappresenta un'altra forma di controllo del territorio." Il giro di pattuglia ci porta a via del Lido, già intasata dal traffico, dove conosciamo la volante Zara, ma improvvisa la sala operativa segnala un intervento, a piazza S. Maria Goretti, per un probabile tossicodipendente in fin di vita su una panchina. La volante Zara percorrerà via del Lido, con estrema sicurezza, in poco tempo. Arrivati anche noi sul posto la segnalazione si rivelerà infondata, c'erano soltanto degli extracomunitari, forse qualcuno di loro sdraiato sulla panchina, i quali comunque sono invitati a gettare i resti del pasto nei cassonetti quando andranno via. Ma qui un episodio sconcertante, una signora che assiste alla scena rimprovera con durezza gli agenti perché "non devono trattarli così, ma devono accettarli per come sono", non resta che andare via. "Episodi del genere capitano spesso", ci rivela Giuseppe B. un capopattuglia da 1,95 d'altezza per 115 kg di peso, "ci sono situazioni, tipo interventi per liti di condominio o in famiglia, dove bisognerebbe denunciare tutti quanti per come si comportano nei nostri confronti. Ci rendiamo conto delle situazioni, del nervosismo che la gente vive in quel momento, non resta quindi che avere tanta pazienza per ricomporre le situazioni." Chissà che effetto fa vedere tante famiglie a passeggio in un giorno di festa, come il sabato, quando si sta lavorando. "Certo il nostro lavoro, con i turni, del disagio lo porta", spiega Alessandro S., da quattro anni alle volanti, "comunque organizzandosi si riesce a conciliare un po' tutto il rapporto familiare. L'anno scorso ho lavorato la notte di Capodanno: piccola festa in famiglia con alcuni parenti e poi via a prendere servizio poco prima della mezzanotte. Io sono sposato da nove anni ed ho un bambino di otto anni. Il lavoro che svolgo è vissuto da mia moglie con molta serenità... ora. I tempi della paura li abbiamo già superati da quando ho prestato servizio a Palermo. Mio figlio invece conosce il lavoro che svolgo ed è orgoglioso di questo." Nel frattempo si attraversa la città per andare ad effettuare un posto di controllo a via Romagnoli. Qualche macchina viene fermata, controllati via radio i documenti del conducente e del veicolo sarà rimandata via senza problemi. Non mancano i furbi che tentano di passare con il rosso. Si svela qualche altarino, i nostri concittadini, quando sono fermati, iniziano a vantare tutte le amicizie di cui pensano di godere. Mentre un motorino, con due ragazzi senza casco, torna indietro, riprendiamo il tema della paura che si può provare in qualche intervento. "Non parlerei di paura intendendo l'impulso di scappare", riprende Marzullo, "piuttosto è un ulteriore stimolo ad adottare tutte le precauzioni previste dalla tecnica operativa...non s'improvvisa niente." Si ritorna nelle macchine e si continua il giro di pattuglia per tutta l'estrema periferia della città, la velocità è sempre ridotta per meglio osservare i dintorni. Il turno è quasi terminato, giusto il tempo per rientrare in sede ma sempre con gli occhi che scrutano le strade. Un veloce saluto con i colleghi del turno successivo, giusto il,tempo per uno scambio di notizie, ci si cambia d'abito e tutti a casa. Non è come nei telefilm, niente sgommate, niente acrobazie per gli inseguimenti, niente facce fresche e riposate pure dopo una giornata di lavoro. Le uniche armi che veramente contano sono l'esperienza, il buon senso e tanta pazienza. Tutto sommato un pomeriggio tranquillo. Ringraziando il cielo.