Viaggio nella poca informazione giovanile in materia di lavoro ed economia
Benedetta ignoranza
Ma come se ne esce fuori? Qualcuno non si lascia sopraffare dal pessimismo
Colpa della scuola? Di certo, la scarsità di informazioni su come affrontare la realtà professionale pregiudica i ragazzi appena diplomati, sforniti dei "codici" giusti per orientarsi e comprendere. Per decifrare questo mondo spesso lontano e sconosciuto, il Comitato Scuola dei Giovani Imprenditori di Confindustria ha lanciato un progetto, patrocinato dal ministero della Pubblica Istruzione, i cui primi risultati sono stati resi noti nel corso di una tavola rotonda: "30 ore", per diffondere la cultura d'impresa nella scuola.
Da Siracusa a Genova, da Bari a Monza, il progetto, nella sua fase sperimentale, ha coinvolto 700 studenti nel corso del secondo quadrimestre dell'anno scolastico 1997-98. Un numero insufficiente per rappresentare un dato statistico, ma un utile indicatore di tendenza. In questo primo test, più di cento giovani imprenditori hanno attraversato l'Italia per aiutare i ragazzi a conoscere i principi base del sistema impresa e delle sue dinamiche. Con risultati molto positivi. Le verifiche finali, infatti, hanno dimostrato che il 73 per cento degli studenti aveva arricchito il proprio bagaglio culturale di nozioni nuove: con risultati migliori laddove i questionari forniti precedentemente erano stati più deludenti.
"Questo progetto è per noi un modo per contribuire alla realizzazione dei cambiamenti che stanno investendo la scuola italiana", ha detto Emma Marcegaglia, presidente dei Giovani Imprenditori, sottilineando come il mondo imprenditoriale non debba porsi in atteggiamento alternativo alla scuola, ma debba partecipare alla sua crescita. E mentre il test, superata la fase di sperimentazione, si avvia ad essere esteso a tutte le scuole che ne faranno richiesta, i risultati contengono una sorpresa: tra gli argomenti dei quali gli studenti vorrebbero sentir parlare i loro insegnanti, al primo posto, c'è Internet.