Quote latte. Anomalie in Campania. Il Lazio si difende bene
Un mare di irregolarità
Migliaia di aziende nel mirino. Ed una particolarità...
Il quadro emerso, purtroppo, è peggiore della previsione a questo punto fin troppo ottimistica che la stessa commissione aveva fissato a circa 2 milioni di quintali il latte coinvolto nelle anomalie. La conclusione dei controlli, invece, ha determinato l'azzeramento di produzione pari a 7.960.210 quintali nella campagna 1995/96 e di 8.466.540 quintali in quella successiva. I picchi più alti di irregolarità si sono avuti in Campania e in Valle D'Aosta, ma anche la nostra regione possiamo dire si sia fatta disonore nel campo delle irregolarità. Sono state 366 le aziende che hanno registrato una produzione incompatibile con il numero di mucche in possesso e 61 con una produzione incompatibile con il numero di nutrici. Le Aziende senza la verifica del numero di capi sono state 3.555.
Per quanto riguarda le dichiarazioni ci sono state circa 540 aziende che non hanno dichiarato nei modelli L1 il numero di capi e addirittura 638 quelle che non hanno apposto la firma del produttore sul modello L1. Quindi in totale le aziende con almeno una anomalia sono state circa 4.120, cioè un numero piuttosto considerevole e che ci fa rientrare per demerito nella rosa di coloro che hanno, purtroppo, commesso irregolarità ed imprecisioni. Tra pochi giorni il futuro delle aziende coinvolte in questi giri di anomalie sarà nelle mani delle Poste che dovranno recapitare alle suddette delle raccomandate che conterranno sorprese quanto mai sgradite. Infatti, queste aziende riceveranno la conferma che, sulla base delle irregolarità riscontrate, appunto, dalla Commissione Lecca, la propria quota è stata azzerata o ridotta. La missiva conterrà, inoltre, le indicazioni delle cause alla base del taglio. Coloro che troveranno ingiustificato il provvedimento avranno l'aiuto della Legge n°5 del 1998 secondo la quale i produttori di latte avranno 15 giorni, a partire dalla data di ricevimento della raccomandata indicata sul modulo di ritorno, per presentare ricorso alle commissioni regionali di garanzia. Gli organismi locali dovranno discutere, successivamente, le singole posizioni degli allevatori entro 60 giorni dall'avvio della procedura di ricorso e così i giusti, se verranno riconosciuti come tali, non pagheranno.