ParvapoliS ha incontrato un investigatore privato

"Non è come nei telefilm"

"La nuova normativa ci sta fortemente penalizzando"

Quante volte siamo rimasti incantati dai tanti episodi dei tanti telefilm sugli investigatori privati o meglio ancora sui detective, tanto per fare un po' gli americani. Scagli la prima pietra chi non ha mai desiderato, anche solo per una giornata, di essere al posto di questi "eroi": girare con una Ferrari come Magnum P.I., avventure mozzafiato e soprattutto belle donne!! Ma la realtà è proprio questa? Possibile che i detective passino le loro giornate tra una sparatoria ed un inseguimento? Forse ogni tanto si riposeranno fumandosi un bel sigaro o una pipa e con fare flemmatico diranno "... elementare Watson!". Rimanendo con i piedi per terra queste ipotesi non sembrano molto valide. In effetti è un po' difficile, per un profano del settore, immaginare come possa essere la vita dei nostrani detective. Tante le domande che chiunque di noi potrebbe farsi ma non si riesce ad immaginare niente, tutto è avvolto in un alone di mistero. Allora non rimane che giocare sullo stesso loro campo per tentare di sbrogliare il mistero sugli investigatori ... a Latina! Inizia l'indagine. Primo obiettivo è tentare di sapere quanti detective lavorano a Latina e l'unica fonte da cui prendere quest'informazione è la Prefettura, dalla quale un gentile e solerte impiegato comunica che operano nella nostra provincia quindici agenzie investigative di cui ben dieci sono nel comune di Latina. Però! Possibile che tutti "trattano affari di corna?". L'unico modo per scoprirlo, senza tanta fatica, è parlarne con un vero detective. A questo scopo sottoponiamo ad un duro e faticoso interrogsatorio Domenico Adelfio, 56 anni, titolare di un'agenzia investigativa. Chi è l'investigatore privato?
"Una volta era visto come colui che si intrometteva in un rapporto a due per scoprire le mancanze di uno dei coniugi, insomma uno scopritore di corna. Oggi la realtà è ben diversa, l'investigatore privato è un professionista polivalente il quale deve avere comptenze tecniche e qualità personali molto ampie." Proviamo a fare un identikit?
"Prima di ogni cosa è indispensabile conoscere le leggi e soprattutto saperle applicare, in particolare mi riferisco al codice penale e di procedura penale; aiuta parecchio avere una personalità flessibile e aperta alle novità unita ad una solida cultura personale, questo perché trovandosi sempre a contatto con problematiche e ambienti diversi tra loro bisogna avere le capacità per far fronte alle diverse situazioni in cui ci si può trovare; chiaramente è necessario un minimo di coraggio; indispensabile una grande dote di umanità, spesso rappresentiamo l'ultima soluzione per le persone che si rivolgono a noi; tutte queste qualità che ho elencato devono essere accompagnato da uno spiccato acume, si deve sempre centrare subito il nocciolo delle questioni." Lei perché ha deciso di fare questo mestiere?
"La mia è stata una scelta per alcuni versi un po' obbligata. Io sono un maresciallo dei Carabinieri in pensione, mi sono congedato che ero relativamente giovane per starmene inattivo, non ci riuscivo proprio. L'unico mestiere che so fare è l'investigatore, nei Carabinieri ho fatto una grande esperienza nei nuclei di polizia giudiziaria, quindi indagini e indagini. La passione è sempre tanta anche se non mancano i problemi." Secondo la sua esperienza, quali sono le indagini che più vi impegnano? "Restringiamo il raggio d'azione alla nostra zona. Siamo impegnati in indagini industriali, molto nella tutela dei marchi e brevetti; vi è il fronte delle indagini commerciali, ovvero la necessità di tutelarsi da truffe sicure; le indagini sulle infedeltà coniugali si stanno trasformando, oggi stanno diventando una tutela dell'integrità familiare, diciamo che vi è una sorte di paura per i comportamenti sessuali del partner considerando le malattie di oggi, per cui controlliamo non tanto il partner infedele quanto la persona con cui questo si accompagna; c'è la nuova possibilità di fare indagini per la difesa di imputati nei procedimenti penali, ma qiu da noi non è sfruttata al massimo; infine c'è il settore della tutela dei minori che ci impegna sempre più, tanti genitori preoccupati chiedono di sorvegliare i loro figli per le amicizie che frequentano, spesso quando interveniamo noi il danno è gia fatto, esempio droga. Se dovessi fare una classifica dei settori d'impegno metterei senz'altro la tutela dei minori al primo posto, la situazione non è molto felice."
Una curiosità. Che uso fate dei mezzi tecnologici: microfoni o microspie, ecc...? "La tecnologia attuale permette di trovare il classico ago nel pagliaio. Il problema reale, insiemi ad altri, è che l'uso di questi mezzi non è adeguatamente regolamentato. In conclusione chi dal punto di vista deontologico è a posto non crea problemi. Personalmente non faccio uso di mezzi particolarmente sofisticati; tanto uso di macchina fotografica e cinepresa, questo sì." Non sta facendo un ritratto molto avvincente di questa professione, vuol spiegarsi meglio? "La nostra vita non è proprio così uguale a quella che fanno vedere nei telefilm. I nostri problemi non sono molto conosciuti, ma sono ugualmente grossi. Un problema su tutti: la nostra attività è regolamentata da pochi articoli del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza, che ha quasi cinquant'anni; ebbene da tanti anni noi chiediamo una legge apposita che disciplini la nostra attività e soprattutto che istituisca un albo professionale degli investigatori privati. Si spera così di rendere sempre più qualificato il nostro lavoro. Anche questa nuova possibilità di svolgere indagini per conto della difesa nei processi penali non è tutta qu