Un argomento che ha appassionato e diviso, che ha portato a galla vecchi livori e vecchi rancori. Ci si è arrabbiati, si è alzata la voce. Cosa è successo? Tutto è cominciato da sinistra, con la proposta di tre consiglieri progressisti (Mauro Visari - in foto - e Giorgio De Marchis del Diesse e Ruggero Mantovani di Rifondazione Comunista) che hanno proposto di istituire, anche a Latina, i registri delle cosìdette unioni di fatto, una sorta di riconoscimento ufficiale anche per le coppie omosessuali, sulla scia di quanto già avviene in altri comuni d'Italia. Il documento della discordia parte dalla constatazione che "il patto di convivenza fra persone di sesso diverso o dello stesso sesso risultano fortemente penalizzate sul piano dell'ordinamento civile". La proposta è quella di riconoscere e rispettare un libero impegno tra i contraenti in quanto promessa di affetto e di solidarietà. All'articolo 1 il documento recita: "Il Comune tutela la piena dignità ed il carattere di libera scelta delle convivenze e ne promuove il pubblico rispetto". E più avanti: "Il Patto di convivenza cessa immediatamente tutti i suoi effetti nel caso di una dichiarazione consensuale resa da entrambi i contraenti di fronte al Presidente o da un Ufficio delegato. Nel caso di richiesta avanzata da uno solo dei contraenti tutti gli effetti e gli obblighi sono prorogati di un anno". La sinistra plaude (quasi) compatta all'iniziativa dei tre consiglieri: i Democratici di Sinistra, i Comunisti ed i Verdi di Fabrizio Vitali.


Una delle prime prese di posizione è delle più autorevoli: quella del primo cittadino Ajmone Finestra in foto. Ed è un no. Secco, deciso, convinto. "Come uomo e come cattolico difendo l’integrità della famiglia perché essa rappresenta la base della storia stessa dell’umanità. Pur ritenendo che nella diversità la dignità degli individui vada sempre rispettata, giudico la proposta di parte della sinistra un attentato contro la stessa società italiana teso ad annullare la visione cristiana che vede appunto nella famiglia un indissolubile legame fra le generazioni.L’unione di diritto, prevista dalla Costituzione, verrebbe in questo modo seriamente minacciata. Non credo si possa prendere ad esempio quanto sta accadendo in alcuni Stati americani e nord Europei che sicuramente non hanno una storia millenaria come la nostra impregnata sul cristianesimo e sul cattolicesimo.Respingo qualsiasi proposta volta a mettere in pericolo l’unità della famiglia".
Sulla stessa lunghezza d'onda Diego Giliberti dei Cristiano Sociali: "Le cosiddette unioni di fatto non hanno, a mio avviso, la caratteristica di impegno di stabilità nei confronti del corpo sociale e, come tali, è giusto che, pur rispettate, non abbiano la pubblicizzazione ed il riconoscimento che invece si danno a chi, creando un nucleo familiare, si costituisce come nuova realtà prima umana e poi giuridica; questi si assume anche una responsabilità, nei confronti della comunità, esigendo la tutela di alcuni diritti e facendosi carico di doveri precisi. La crisi dell'istituto familiare trova radici, da una parte, nel diffondersi di un costume improntato a modelli edonistici-consumistici (sostenuti e funzionali al complesso sistema capitalistico) e, dall'altro, nella esasperazione di una mentalità radical-liberale che, nel voler tutelare i diritti individuali, ha mortificato la dimensione sociale delle relazioni umane, relegandole nell'angusto recinto del vissuto privato".


Ma la discussione si accende, come è facilmente prevedibile, soprattutto tra i popolari. E le dichiarazioni si fanno sempre più al vetriolo. Claudio Moscardelli (in foto), che del PPI è il segretario, dice: "Il PPI è nettamente contrario all'iniziativa. La proposta avanzata è il primo passo per riconoscere i diritti delle unioni omosessuali. La rivendicazione dei diritti delle coppie gay costituisce una scelta di valori che trascende scelte individuali di coscienza". Dello stesso tenore le parole di Fortunato Ruotolo, segretario cittadino di Alleanza Nazionale:"Esprimiamo la nostra più netta opposizione. Una proposta che mira al riconoscimento delle unioni omosessuali ed è l’ennesimo attacco alla sacralità della famiglia. Non si può mettere sullo stesso piano un valore giuridico, etico e per moltissimi anche religioso così profondamente radicato, a una libera scelta di vita". Fuori dal coro la voce di Salvatore De Monaco di Forza Italia. Nonostante il suo partito sia (quasi) compatto dalla parte del no (anzi Stefano Zappalà ci va giù duro e scrive: "Forza Italia sarà baluardo nei confronti di un’ipotesi non proponibile e non discutibile in un territorio come Latina che ha visto nei secoli Santi, Martiri, Ordini monastici, Principi della Chiesa e che conserva testimonianze di una cultura che certo non appartiene a chi vorrebbe fare delle istituzioni il simbolo del degrado"), De Monaco tiene a far sapere di ritenere quella delle coppie gay una scelta di libertà. Si affretta a precisare che la sua è una posizione personale, fuori dal partito cui appartiene ma ci tiene a sottolineare come tutte le scelte etiche debbano essere necessariamente svincolate da qualsivoglia ideologia o tradizione.


Immancabile, in dibattiti di questo genere, la posizione di Riccardo Pedrizzi, in foto: "Se avessimo voluto inventarci una cartina di tornasole per sapere chi sono e cosa fanno i post-comunisti, la proposta di istituire un registro delle unioni civili presso il Comune di Latina, presentata dal Diesse viene ad hoc. Ciò dimostra in maniera inequivocabile come la sinistra sia completamente staccata da una realtà, come quella pontina, che si connota per il forte radicamento dei valori familiari tradizionali e in cui le unioni di fatto, comprese quelle gay, costituiscono una percentuale irrisoria e del tutto trascurabile rispetto al totale delle famiglie. Una proposta che da una parte ha il valore di provare come gli eredi del Partito Comunista, a Latina, non rappresentino nessuno e, dall'altra, di dimostrare all'opinione pubblica pontina di che cosa sarebbe stata capace la sinistra se avesse vinto le elezioni: infischiarsene delle istanze provenienti dalla società civile per procedere su una strada sulla quale pesa una pesante ipoteca ideologica". Continua il senatore di An: "L'offensiva per il riconoscimento delle unioni di fatto è opera esclusiva delle lobby gay, le quali, dietro il paravento che la società, per un'esigenza di libertà, debba fornire delle garanzie anche per le coppie more uxorio, vogliono arrivare al matrimonio omosessuale, con la possibilità di avere dei figli o adottandoli o, addirittura, facendoseli da sé mediante pratiche aberranti come l'autoinseminazione. Del resto se il problema delle coppie etero conviventi fosse quello di avere le stesse garanzie delle coppie sposate, altro non dovrebbero fare che regolarizzare la loro unione, anche civilmente, in maniera da assumersi, però, oltre che i diritti anche i doveri. I gay, invece, non possono sposarsi e allora si sono inventati l'esigenza che la società riconosca le coppie di fatto, in modo da arrivare ugualmente a quelle garanzie proprie ed esclusive dell'istituto matrimoniale, senza però doversi accollare i doveri che rientrano in tale istituto. Sono soltanto le lobby gay ad accampare questa pretesa che si fonda sul nulla, in quanto l'orientamento sessuale, attenendo alla sfera privata di ogni singolo individuo, non ha rilevanza sociale e quindi non può avere rilevanza sociale".


L'intervento di Pedrizzi piace poco ai Verdi. Scrive Luigi Di Mambro: "Per fortuna Pedrizzi e gli amici suoi sono all'opposizione in Parlamento: altrimenti le sue idee troglodite ed il suo astioso fastidio per la diversità sarebbero ancora più pericolose. Farebbe bene a rileggere la costituzione, specialmente l'articolo 3 sull'uguaglianza dei cittadini e sul divieto di discriminazione. E' sconcertante infatti che un parlamentare della Repubblica ragioni in questi termini. Ritiene, a proposito di minoranze, che vadano tutelate solo le maggioranze?". Mauro Ciòffari del Coordinamento Omosessuali dei Democratici di Sinistra osserva che: "Nessuno vuole scardinare i valori di cui è portatrice la famiglia tradizionale, ma si tratta di riconoscere e tutelare le altre forme sociali di aggregazione". Intanto parte della stampa si sofferma a sottolineare come sia impossibile ed inaccettabile che una Tradizione, sia pure importante, come quella cattolica voglia a tutti i costi, alle soglie del duemila, imporre la propria etica e la propria morale anche a chi cattolico non è. Il relativismo etico dovrebbe essere un dato acquisito. In nome della libertà. L'apertura del giornale in questione è piuttosto pesante: si parla di nuovo pericolosissimo settarismo sotto l'ombra del cupolone, di Verbo da parrocchietta. Di Pedrizzi e Finestra che non accettanno altra Tradizione (e relativo concetto di famiglia) al di fuori della loro.


Cos'è questo chiasso, questo baccano? Tutto questo vuoto chiacchierare attorno alle nostre vite, le nostre scelte, i nostri affetti, il nostro privato? Questo, in sintesi, quanto si chiede il Collettivo di Cultura Omosessuale di Latina. Tutti hanno detto la loro. Chi ha alzato la voce. Chi ha teorizzato pericoli per la Fede. Chi ha criticato Tizio per le scelte di Caio. Caio ha rimproverato i pregiudizi di Sempronio. Ma bisognava pur prendere posizione. Era una questione di immagine. In questo rincorrersi di polemiche spazio per loro, praticamente, non c'è nemmeno stato. Troppo più prezioso discutere e disquisire sui cavilli e le implicazioni giuridiche delle unioni di fatto. Eppure, gli omosessuali di Latina "da persone libere e dotate di pensiero, vorrebbero esprimere la loro opinione e puntualizzare questi giorni di parole...". "A Latina" - riassume Piero Morelli (nella foto durante la rappresentazione de l'Aminta a Villa Fogliano- "si è scatenata una polemica per la proposta presentata dai consiglieri Diesse Visari e De Marchis e dal consigliere del Partito della Rifondazione Comunista Mantovani sui Patti di Convivenza, polemica, secondo noi, inutile almeno per gli argomenti che si sono portati contro. Argomenti stanchi e forse anche pericolosi, come quelli sollevati da alcuni politici, quando affermano che il problema a Latina coinvolge talmente poche persone da essere irrisorio: questo vuol dire che le minoranze non li riguardano? Non rischiano di essere razzisti e populisti? Inoltre affermano che è anticostituzionale: quindi tre città italiane prendono decisioni incostituzionali dimenticando i principi fondamentali della Costituzione Italiana, di cui l'articolo 3 recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale. E' forse l'articolo che riguarda la famiglia che andrebbe aggiornato, senza intaccare il concetto di morale tradizionale, legalizzando semplicemente altre forme di convivenza. Ricordiamo che la Costituzione risale al 1947, in quegli anni non erano ammessi i conviventi: se un uomo o una donna decidevano di vivere con il proprio partner come minimo dovevano subire una scomunica o essere emarginati da una caritatevole società cattolica. Figuriamoci se un omosessuale poteva anche solo manifestarsi o dichiararsi: gli omosessuali in Italia non esistevano o meglio venivano, e vengono, relegati in posti dove non devono essere visibili. Quindi è più facile reprimersi, sposandosi mentendo anche a se stessi ed alla fine ogni tanto darsi al vizio greco, lontano da occhi indiscreti, magari con un viaggio in paesi lontani. Ignorando che anche noi siamo capaci di amare". E continua: "Alle soglie del duemila e da un Giubileo che non si allontana, forse, da quello dell'anno 1000, essere se stessi è ancora un problema. Con le affermazioni persecutorie lette in questi giorni, non solo contro gli omosessuali, ma contro la società moderna reale, possiamo dire di non essere 2000 anni dopo Cristo, ma 2000 anni lontani da Cristo. Si parla di Tradizione, di cultura e di valori cristiani, ma le tradizioni, millenarie o centenarie, convivono sempre con nuove tradizioni. Dobbiamo fermarci o evolvere? Vogliamo accorgerci che è cambiata la morale, piuttosto che accettare una morale atemporale, assoluta, immutabile, come espressione di una specifica classe di potere che la utilizza per mantenere il potere stesso. Vogliamo guardare la realtà della società o guardare quello che non siamo più? Quei politici che si appellano ai valori cristiani farebbero bene a rileggersi il Vangelo (Luca 10, 25-37: la Parabola del Buon Samaritano) e comportarsi con più carità cristiana nel loro mandato. Per quanto riguarda i patti di convivenza bisognerebbe ricordare ai politici che sono stati eletti come rappresentanti del popolo italiano e conoscere ed applicare per primi la costituzione. Li invitiamo pertanto a promuovere l'articolo 67. Alle opinioni espresse dal Vaticano, per mezzo dell'Osservatore Romano, non saremmo nemmeno intenzionati a rispondere, non riconoscendone il potere in Italia, ma vista l'importanza che in molti danno alla cultura (?) cattolica, dobbiamo rilevare tutta l'ipocrisia della chiesa. Ci sembra becero populismo: se i Comuni d'Italia avessero preso una decisione sui senza tetto, avrebbero scritto lo stesso contro? Come si permettono, la chiesa e i suoi sacerdoti, di intromettersi nella vita di un Paese Sovrano? Hanno dimenticato di aver firmato dei patti?". Insomma: le nozze gay come libera scelta, volontà di cittadini liberi in uno stato libero e, soprattutto, laico. Relativismo etico che nessuno può permettersi di mettere in discussione, in nome di qualsivoglia Dio. Coppie che chiedono di essere riconosciute per la serietà del loro affetto e non per la loro composizione. "Il non riconoscimento" - conclude Morelli - "porta ad una ghettizzazione. Fuori dal tempo".


Tutto. E il suo esatto contrario. Roba che ti viene il mal di testa. Ma capisci che non è una questione da poco, questa. Lo capisci per la quantità degli interventi - le redazioni dei giornali di tutto l'Agro Pontino sono state invase da centinaia di fax. Lo capisci perché qui non si parla di marciapiedi o di PRG. Di quella vita amministrativa di tutti i giorni che interessa (poco) solo gli amministratori e (per nulla) gli addetti ai lavori. Qui è una questione delicata. C'entrano tutte le idee (per chi le ha), le ideologia, la formazione culturale. Più che un incontro è uno scontro. L'ultimo intervento, in ordine cronologico, è anche il primo: quello di Ruggero Mantovani: "Le forze di centro-destra di Latina pretendono di distrarre la cittadinanza sul loro fallimento politico che sta mettendo in ginocchio la nostra città, alzando campagne moralistiche sulla richiesta di istituire un registro per le unioni civili, aggiungendo così al loro già tragico bilancio politico,un profondo senso di grottesco. Intanto va detto che gli argomenti usati per sconfessare tale richiesta svelano, per dirla con le parole di Albert Camus, poche idee e ben confuse. Vale la pena fare un po' di chiarezza! La miglior scienza giuridica interpreta l'art.29 della Costituzione sfrondando ogni accezione moralistica. Il costituente non ha riconosciuto un modello-tipo di famiglia, in quanto quest'ultima, essendo un aggregato sociale, è suscettibile di modificazioni nel tempo, col variare degli assetti socio-economici e culturali. Questi provetti moralizzatori dovrebbero sapere che non esiste un modello universale ed immutabile di famiglia. Prova ne è la riforma del 1975 in tema di diritto di famiglia, che sistematizzò una nuova regolamentazione nascente dai profondi mutamenti avvenuti nella cultura materiale del nostro paese. Ricordo che anche allora le forze politiche reazionarie e conservatrici, si opposero tenacemente utilizzando il più becero moralismo. Oggi i loro tristi epigoni non vogliono capire che i mutamenti nella struttura materiale di una società, sviluppano forme e rapporti sociali differenti che nei cicli storici devono trovare rispondenza nella tutela dell'ordinamento giuridico. In tal senso si è passati dalla società agricola ove la famiglia era organizzata come unità produttiva, con un accentramento gerarchico dei poteri del pater familias, all'era tardo capitalistica che ha avviato un processo di disgregazione della famiglia antica, sia in termini di mutazione numerica (famiglia-nucleare), che nei poteri esercitati dai coniugi.La famiglia quale formazione sociale non ha più contorni definiti, ma appalesa un certo grado di ambiguità stante la complessità della nostra società. Non bisogna stupirsi se il nostro codice civile non la definisce e se l'art.29 della Costituzione proclama solennemente che la Repubblica non attribuisce ma riconosce i diritti di famiglia. Ciò si deve al fatto che l'ordinamento giuridico non impone un modello-tipo universale di famiglia ma, perlappunto, conferisce riconoscimento giuridico a questa aggregazione sociale. Tale asserzione assume un aspetto fondamentale per comprendere la sua sostanza materiale. Sosteneva Leclerc:La famiglia nasce spontaneamente, non aspetta per apparire che lo Stato le assegni legittimità giuridica. Il connotato spontaneistico della famiglia come aggregato sociale, spiega e rende intellegibile nella storia la nascita di nuovi profili familiari come la famiglia di fatto e quella basata su unioni di solidarietà. Questa idea è altresì ribadita in varie normative costituzionali, che sono protese a tutelare l'individuo come tale e nelle formazioni sociali in cui si esprime (articoli 2 e 3 IIc della Costituzione) Esiste inoltre una costituzione materiale, cioé quella del diritto vivente che ha oramai riconosciuto dignità e tutela alla cosiddetta famiglia di fatto, nascente da unioni che non sono formalizzate con il matrimonio. In questo senso il modelli-tipo di famiglia tradizionale cede il posto al concetto di famiglia al plurale, ove sono conteplate le unioni di fatto sia tra etero che tra omosessuali, ma anche le unioni di solidarietà tra più individui. Sul versante della cristianità, poi, vorrei ricordare a questi moralizzatori del nulla, che il Concilio Vaticano II, ha riconosciuto il concetto di tolleranza laica, cioé "l'accettazione della personalità dell'altro da sé", oramai da vari decenni. L'acquisizione di tali principio rappresenta l'essenzialità del processo di legittimazione-regolamentazione di queste nuove forme di aggregazione sociale, nate dalla disgragazione della famiglia antica. Solo una concezione di Stato Etico, basata su una ortodossia morale di alcuni gruppi sociali su altri, può indurre a campagne di pulizia morale come quella sollevata dal centro-destra contro il registro per le unioni civili. Ciò dovrebbe far riflettere anche quei moderati magari di stampo cattolico che, avversando tale proposta hanno utilizzato elementi irrazionali e moralistici. Queste sortite rappresentano il rilancio esplicito di una cultura autoritaria che trasforma su questioni di fondo, come il diritto sull'orientamento sessuale, il soggetto in oggetto di una morale che si basa su un modello unico di relazione tra le persone. Sempre in nome di questa morale si limitano e talvolta annullano i diritti civili di tutti coloro che praticano una scelta sessuale diversa, così da escludere dal consorzio sociale chi non ha i requisiti di sesso, razza, di status ma l'elenco potrebbe continuare. Tali affermazioni segnano sicuramente una riconnotazione tra la cultura di destra e quella di sinistra. Per converso, pensiaòo che se nel nostro Paese si è rilanciata così efficacemente la cultura dell'intolleranza, ciò si deve anche ad una sinistra moderata complice di un revisionismo storico che ha posto tutti sullo stesso piano, riesumando così i demoni della storia. Per tale motivo i comunisti rivendicano il diritto alle unioni civili delle coppie omosessuali per affermare, ora come allora, la Resistenza contro ogni intolleranza e discriminazione".


Servizio di Mauro Cascio. Le foto di Visari, Finestra, Moscardelli e Pedrizzi sono di Patrizio Trotta (La Piazza/ParvapoliS). Quella di Morelli è tratta dal sito della rassegna Villa Fogliano '98 (ParvapoliS). Le rimanenti due sono tratte dal sito di Babilonia, rivista di cultura e tematiche omosessuali.