Un altro duro colpo all'occupazione locale. Chiude la Impress di Aprilia

Tutti fuori, senza fare rumore

Preoccupazione di centinaia di famiglie. Che ne sarà di loro?

Storie solite, consuete. Per chi le racconta di mestiere. Ma chi se le vive addosso, per la prima volta, ha voglia di urlarle contro tutti, di agitare i pugni.
C'era una volta la Pechiney Packaging Alimentare, una fabbrica modello, dove tutti si volevano bene e lavoravano fischiettando allegre canzoni e tenendosi per la mano. Insomma: una famiglia. Erano tanti - circa 350 - erano giovani e forti ed ora rischiano di andarle a fischiare altrove le loro canzoni. Il colosso francese comincia ad avere forti ambizioni, guarda l'Europa e - con l'acquisizione della Can.Co - diventa leader mondiale nella fabbricazione degli imballaggi metallici alimentari. Il primo di aprile dello scorso anno, il Pechiney d'Aprile: la società si unisce con la Schmalbach Lubeca, filiale del gruppo tedesco Viag e il fondo investimento Doughty Hanson & Co formando un nuovo gruppo chiamato Impress Metal Packaging di cui la finanziaria detiene il 60%, gli altri due colossi il 20% ciascuno.
Un giro d'affari di 2000 miliardi di lire, realizzato tramite l'impiego di 35 unità produttive situate in 12 paesi. Un totale di 7850 dipendenti. E - nonostante esca da un lungo periodo di cassaintegrazione (più di un anno, giura qualcuno) - la Pechiney Aprilia chiude in attivo. E dopo la sostanza, cambia pure la forma. Lo stabilimento di via Nettunense ti diventa di un bianco che più bianco non si puo'. Le serrande verdi. Persino il portiere sembra che sorrida in maniera diversa...Poi ti arrivano le brutte notizie, quelle che ti stringono lo stomaco come un'ulcera. Sono solo voci, all'inizio. Informazioni buttate lì, tanto per dire, tra un'ora di ginnastica e di religione. Poi prendono forza e vigore, le paure si concretizzano. L'amministrazione viene accentrata alla fabbrica leader della Capolo di Montecchio, a Reggio Emilia. Le industrie vengono specializzate per prodotto. Delle sette esistenti in Italia, tre vengono fatte fuori. La prima a saltare è quella di Tresigallo. Data l'importanza attribuita allo sfruttamento delle sinergie fra stabilimenti, al fine di poter specializzare in termini produttivi i singoli insediamenti, eliminando le sovrapposizioni di impieghi di risorse e così ottimizzando il potenziale industriale/commerciale, ad Aprilia viene assegnato il dipartimento secondi piatti-carni in scatola ma avendo in sé ben altri tre dipartimenti (verdure, pesce e decoro esterno) si rende inevitabile la loro chiusura con la relativa messa in mobilità di ben 73 fra impiegati ed operai sui 123 attualmente occupati. Si mobilita immediatamente il Sindacato. Si disdice l'accordo sulla turnazione notturna del personale femminile e si conducono in sciopero i lavoratori che occupano la Nettunense. E' venerdì 10 aprile. C'è un bel sole. Si sorride e si saluta alle telecamere del Tg3. C'è qualche uovo, tra i cartelli di protesta. La sorpresa c'è stata il giorno prima, con la visita del direttore generale. Ora non resta altro che la cioccolata. Oltre che piangere e interessare le Istituzioni. Il Sindaco Gianni Cosmi invita con una lettera la Impress Metal Packaging ad evitare, per il momento, la mobilità e partecipa, il giorno di pasqua, alla messa tenuta nei capannoni della ditta, cerimonia a cui è stata invitata la cittadinanza tutta. Amen. "Non ce la facciamo più" - ti dicono i lavoratori. "E' una situazione insostenibile, credeteci. Qui ne va del futuro delle nostre famiglie. Dei nostri figli. Non è retorica. Non dimentichiamoci che spesso lo stipendio è l'unica fonte di sostentamento, l'unica entrata. Da quando c'è la Impress ci viene pagato costantemente in ritardo, anche di un mese. Non vorremmo passare per piagnucoloni. Ma la solidarietà la pretendiamo. Da tutti".
Niente da fare, pero'. Giorni fa la comunicazione ufficiale ai rappresentanti sindacali dell'apertura della mobilità con le cifre delle eccedenze e del piano di evacuazione. Insomma: piano piano tutti fuori, preferibilmente senza fare troppo rumore.