L'evoluzione della clausura nel tempo

Breve cronistoria degli ordini monastici

Una volta segregate, oggi anche in giro per la città

L'ordine delle clarisse, il più rappresentativo tra le monache claustrali (111 monasteri in Italia e 1592 religiose) risale al 1212 quando nella chiesetta della Porziuncola ad Assisi, la notte del 28 marzo, Francesco accoglie la giovane Chiara, fuggita dal palazzo paterno, e la riveste dell'abito francescano. Tra le prime ad entrare nell'ordine saranno Agnese ed Ortolana, rispettivamente sorella e madre di Chiara, che nel 1215 ottiene da papa Innocenzo III il "privilegio della povertà" per sé e per le sue sorelle. Nei primi anni di vita dell'ordine momenti di particolare gravità saranno la scomparsa di Francesco, il 5 Ottobre 1226, e l'assalto al monastero di S.Damiano ad opera dei Saraceni, conclusosi con la cacciata di quest'ultimi. Nell'aprile del 1253 Innocenzo IV visita Chiara, ormai gravemente malata e, dopo una seconda visita, ne approva la Regola monastica, scritta due giorni prima della sua morte.


Gli altri ordini

Oltre a quello delle clarisse, in Italia esistono altri 31 ordini monastici, tra cui quello delle Benedettine (82 monasteri e 1260 monache), le Carmelitane scalze (59 e 838), le Visitandine (30 e 605), le Clarisse cappuccine (34 e 481), le Domenicane (32 e 462). Ordini minori sono le Basiliane e le Gerolamine con un solo monastero ciascuno e 16 monache.
Il documento che fissa la natura di un ordine religioso è la Regola, approvata con Bolla pontificia e che di norma resta immutata nel tempo. Ciò che cambia sono le costituzioni dell'Ordine, che disciplinano gli aspetti pratici della vita di una comunità religiosa di qualunque tipo. Tale variazione è necessaria per l'adeguamento all'evoluzione della società in cui comunque è inserito.

Vita di clausura

Derivazione del latino closura (chiudersi e, per estensione, chiudersi dentro), la clausura è stata la prima forma di vita religiosa in comune per le donne:le giornate si passavano pregando mentre il lavoro, all'interno del monastero, serviva al sostentamento della comunità, le possibilità di contatto con il mondo esterno erano minime e comunque mediate dalla famosa grata o dalla ruota che serviva per lo scambio di viveri o di altri oggetti. Oggi, dopo centinaia di anni, questa forma di vita non è cambiata, almeno nelle sue forme essenziali.
Questo ha contribuito a diffondere l'immagine ricorrente della clausura quale scelta di allontanamento totale dal mondo. In realtà non è così perché le monache non sono eremiti ed in determinati orari ci si puo' rivolgere a loro per avere colloqui, spesso per un consiglio o per chiedere preghiere. Altro luogo comune è che le monache non escono mai dal monastero. Una volta era così, ma i tempi cambiano e da dopo il Concilio Vaticano II sono stati rivisti molti aspetti della vita monacale. Motivi per uscire - a dire il vero solo questi - sono il disbrigo di pratiche burocratiche, a cui anche i monasteri devono sottostare, le visite mediche specialistiche o i ricoveri ospedalieri. Oggi è possibile vedere il telegiornale giusto per essere aggiornati sui problemi della società, che sono anche oggetto delle preghiere.
Queste assorbono una parte, anche se la più consistente, della giornata delle monache, impegnate anche in occupazioni tradizionali come la confezione ed il ricamo di paramenti sacri, la riproduzione di icone, la produzione di dolci e marmellate, i lavoro di orto e campagna e l'artigianato.
I monasteri di clausura sono nati, e lo saranno sempre, all'interno delle città e mai fuori di queste; nel medioevo era necessario per motivi di sicurezza e di praticità, sia per le monache sia per i fedeli che si recavano al monastero, oggi per essere un'oasi di spiritualità a cui fare riferimento nel caos della vita moderna. Il monastero era usato anche come luogo di rifugio: durante l'ultima guerra mondiale per quelli italiani sono passati indifferentemente prima antifascisti e poi fascisti senza trascurare gli ebrei. A tale proposito basta ricordare il film "Assisi Underground" con Ben Gazzara che racconta le peripezie fatte da un frate e dal monastero delle Clarisse per salvare gli ebrei dai nazisti; la storia è realmente accaduta. In Italia i monasteri hanno personalità giuridica. Quello di Latina l'ha acquistata con un Regio Decreto concesso da Vittorio Emanuele III.

La clausura tra passato e presente

Dopo un lungo periodo di crisi delle vocazioni, i monasteri sono tornati ad esercitare il loro richiamo su molte ragazze che si avvicinano, anche solo per una esperienza temporanea, alla vita monastica. Le più comuni forme di sostentamento per i monasteri sono il lavoro manuale, le pensioni elargite dallo Stato e le offerte dei fedeli, che non bastano però a ricoprire le frequenti spese per il restauro di edifici monastici antichi di secoli, le ristrutturazioni o i costosissimi adeguamenti alle norme dell'Unione Europea, ma anche bisogni più impellenti come l'acquisto di medicinali, il riscaldamento e le cure mediche.

La giornata mondiale di preghiera per le claustrali

La Chiesa cattolica non ha mancato di esprimere la sua riconoscenza per l'opera di totale abnegazione spirituale e materiale a cui si sono da sempre dedicate le monache claustrali di tutti gli ordini. Così a breve distanza dalla fine del secondo conflitto mondiale, che segnò profondamente anche la vita dei monasteri, il pontefice Pio XII decise di consacrare il 21 Novembre del 1953 come la giornata "Pro Orantibus", ovvero di preghiera ed aiuto, per le monache di clausura di tutto il mondo .
Prima di quella data, giorno in cui cadeva la ricorrenza della festa di Presentazione di Maria Santissima al Tempio, vi era stato un cammino preparatorio di tre anni, iniziato con la costituzione apostolica Sponsa Christidi Papa Pacelli, il 23 Novembre 1950. Un anno più tardi venne costituito il Segretariato Assistenza monache, che è uno dei rami della Congregazione per i religiosi attualmente presieduto dal Segretario del dicastero vaticano, mons. Piergiorgio Silvano Nesti.
Lo scorso 21 Novembre, in occasione della "Pro Orantibus", il Pontefice Giovanni Paolo II ha voluto esprimere la sua solidarietà per l'ordine delle monache claustrale che "come scrisse S.Teresa di Lisieux, hanno deciso di stare nel 'cuore' della Chiesa". Nel corso della giornata si è cercato di fare un censimento dei bisogni delle claustrali, facendoli conoscere ai fedeli, e di raccogliere i fondi per i monasteri più bisognosi, un'opera a cui il Segretariato si dedica da più di quarant'anni. La situazione attualmente si è aggravata soprattutto nelle aree del Centro-Italia colpite nei mesi scorsi dal terremoto: accanto alla destinazione da parte della Cei di una quota dell'otto per mille, si segnalano iniziative come quella de "L'Avvenire" che ha aperto una sottoscrizione o dello stesso Segretariaro che nel corso della giornata raccoglie le offerte delle famiglie religiose e laiche.
Grazie a questi fondi è stato possibile realizzare il Centro di assistenza "Villa Nostra Signora della Meditazione", in via Boccea a Roma. Inaugurato il 25 marzo del 1961, ha lo scopo di raccogliere quelle monache che devono sottoporsi a lunghe cure mediche (chemio o cobalto-terapie, ad esempio) le quali non possono essere somministrate nei loro monasteri.